La parola d’ordine sui mercati è ancora risk-on

La parola d’ordine sui mercati è ancora risk-on

mercoledì 27 novembre 2019

Continuano a migliorare i rapporti tra Stati Uniti e Cina. L’ottimismo scaturito dalla notizia ha portato acquisti sugli indici americani, con S&P 500 e Nasdaq 100 che hanno aggiornato i loro massimi storici.

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  • Continuano a migliorare i rapporti tra Stati Uniti e Cina. Nella notte dello scorso 26 novembre nuovi segnali incoraggianti sono arrivati da una telefonata a cui avrebbero partecipato il rappresentante al Commercio Robert Lighthizer e il segretario al Tesoro Steven Mnuchin da un lato e il Vicepremier Liu He dall’altro. Quando manca sempre meno al 15 dicembre, data in cui dovrebbero entrare in vigore le ulteriori tariffe del 10% su alcuni prodotti cinesi, la “call” avrebbe portato a “discussioni significative” sugli acquisti di prodotti agricoli e sull’eventuale processo di cancellazione dei dazi. L’ottimismo scaturito dalla notizia ha portato acquisti sugli indici americani, con S&P 500 e Nasdaq 100 che hanno aggiornato i loro massimi storici. Nonostante questo, gli interrogativi rimangono molteplici. Se la “Fase 1” sembra ormai chiusa, i successivi passi presentano numerose ombre.

    In particolare, la risoluzione del punto giudicato come più importante, quello relativo la proprietà intellettuale, sembra ancora distante. Su questo tema, da Pechino è arrivato un timido segnale di apertura con l’inasprimento delle pene per il furto degli indirizzi IP. Le trattative in ambito commerciale potrebbero essere influenzate anche dalle notizie in arrivo da Hong Kong, dove lo scorso 24 novembre si sono tenute le elezioni per votare i rappresentati distrettuali: i risultati hanno visto una netta vittoria dei candidati democratici e antigovernativi, che hanno conquistato il 90% dei seggi mettendo in difficoltà la Governatrice filo-pechinese Carrie Lam. Cattive notizie per il governo cinese sono arrivate anche dall’approvazione da parte del Senato statunitense dell’Hong Kong Human Rights and Democracy Act, una legge a sostegno “dei diritti umani e della democrazia” contro la repressione del movimento di protesta da parte della Cina.

    *Fonte dati:

    Bloomberg Finance L.P. 

     

     

    Trader view: il commento di Tony Cioli Puviani

    Chi ‘a avuto, ‘a avuto, e chi ‘a dato, ‘a dato scurdámmoce ‘o ppassato

    Spread BTP-Bund- Performance a 2 anni
    Fonte: Bloomberg Finance L.P.
    Mentre il nostro spread continua a salire, i rendimenti del Btp decennale sono passati da un minimo di 0,76% ad oltre 1,3% nel giro di poco più di un mese. Lo spread italiano è quindi tornato a 158,53, quello spagnolo - Paese completamente nel caos - è a 76,4, quello del Portogallo alle prese con l’austerity è a 74,4, il differenziale francese è addirittura a 30,9 nonostante Marcon abbia fatto salire il debito e da anni sfori i parametri europei sul deficit-Pil. Improvvisamente le obbligazioni del debito italiano hanno mollato, ma, benché in maniera più moderata, anche quelle degli altri debiti sovrani: il rendimento del Bund tedesco è passato da un minimo di -0,74% all’attuale -0,379%, i Bond USA sfiorano adesso il 2% quando poco fa erano sotto l’1,5%. Cosa sta succedendo? I mercati obbligazionari, stando a quanto detto all’ultimo FOMC del 30 ottobre, stanno realizzando il venir meno di interventi della FED in tema di ulteriori abbassamenti di tassi fino ad almeno aprile 2020.
    Questa è una buona giustificazione, ma la débâcle è eccessiva. Secondo me c’è qualcuno che sta cominciando a scommettere su una politica fiscale tedesca volta ad un deficit spending e quindi su qualche possibilità di ripresa dell’inflazione, specialmente in Europa. Le borse azionarie USA continuano a fare massimi su massimi e quelle europee nuovi massimi relativi. Il dax è poco sotto il 2% dal suo record storico. Se quindi si scommette sulla potenziale ripresa dell’economia tedesca con conseguenza positive per tutto il continente (e di conseguenza su una ripresa importante dell’inflazione), se oramai le ex politiche sperimentali sono considerate normali con l’idea che i tassi bassi dureranno per tantissimo tempo, come sarà possibile conciliare il fatto di vedere riprese inflazionistiche importanti con la compiacenza delle Banche centrali, che hanno per natura il ruolo di limitarle a non oltre un paio di punti percentuali?
    Il neo sistema debitorio economico globale dovrà accogliere con favore una forte inflazione e farà di tutto per accelerare tale evento perché sarà l’unico modo di smaltire i grandi debiti accumulati da metà degli anni 70. In un eventuale sistema iperinflazionistico globale, ove i debiti pregressi saranno pagati dai detentori delle obbligazioni, varrà il discorso “Chi ‘a avuto, ‘a avuto, e chi ‘a dato, ‘a dato” e quindi è comprensibile la voracità degli attuali pseudo-statisti in termini di deficit spending. In un sistema economico globale l’inflazione sarà comune a tutti i Paesi, penalizzando così quelli più virtuosi, quindi, presto, il coinvolgimento anche della Germania nel sistema debitistico dovrebbe essere scontato, visto che gli spendaccioni potrebbero farla franca. Sono logiche non di breve periodo, ma sulle quali già da oggi conviene soffermarci. Cambieranno ancora le regole e le Banche centrali alzeranno i loro target d’inflazione.

     

    AGENDA MACRO

    Data
    Appuntamenti in calendario
    Giovedì 28/11 La mattina verranno resi noti gli indici che misurano l’andamento dei prezzi alla produzione italiani di ottobre e i dati sull’inflazione tedesca di novembre (rilevazione preliminare).
    Venerdì 29/11 In Francia, focus sull’inflazione di novembre (preliminare) e sul Pil del terzo trimestre 2019. Si passerà poi alla lettura sui CPI italiani e dell’Eurozona di novembre (preliminari).
    Lunedì 02/12 Nella prima parte della giornata, IHS Markit renderà noti i PMI manifatturieri di Italia, Francia, Germania, Eurozona, Regno Unito e Usa di novembre (finali).
    Martedì 03/12 Da segnalare solo i PMI delle costruzioni inglesi di novembre e il PPI dell’Eurozona di ottobre.
    Mercoledì 04/12 IHS Markit diffonderà i dati di novembre sui PMI dei servizi e manifatturieri di Francia, Germania, Eurozona, Regno Unito, Usa (finale). Attenzione anche alla variazione dell’occupazione ADP e dell’ISM non manifatturiero statunitensi relativi a novembre.

     

     

     

     

    Focus: STM

    STM: un doppio filo con trade war e 5G

    Una delle blue chip che più è influenzata dall’attuale contesto di mercato è STM. La società è infatti particolarmente sensibile agli sviluppi della guerra commerciale tra Usa e Cina, in quanto il settore dei semiconduttori tende ad avere una forte esposizione al mercato cinese. Ad ogni rasserenamento dei rapporti tra le due superpotenze, il titolo ha messo a segno un progresso importante, tanto che nel corso del 2019 ha registrato un progresso di oltre l’80%, recuperando quasi interamente il crollo messo a segno tra giugno e dicembre 2018. In questo senso, è possibile che i rapporti Usa-Cina possano beneficiare di ulteriori miglioramenti, specie considerando che le elezioni presidenziali si avvicinano e Trump potrebbe chiudere la diatriba al fine di incrementare il proprio consenso. Un altro fattore che dovrebbe sorreggere il titolo è lo sviluppo delle apparecchiature 5G e dell’IoT, rivoluzioni che nel prossimo futuro richiederanno una serie di chip sempre più avanzati per funzionare. Traducendo lo scenario in operatività, il Certificato Bonus Cap di Vontobel con ISIN DE000VE14ZE3 presenta un’opportunità di investimento interessante, specie in caso di ritracciamento. Il prodotto ha una Barriera molto distante dalle quotazioni attuali (36,58%), nello specifico a 14,19 euro, mentre il Cap è posto a 22,80 euro. Se entro la scadenza, fissata al 29 giugno 2020, la Barriera non venisse toccata, il Certificate rimborserà all’investitore il valore nominale, oltre a un premio dell’11,79%..

     

    Dai fatti agli effetti

    Petrolio WTI in attesa del meeting OPEC+

    Fatto
    Nelle recenti sedute, i prezzi del petrolio WTI hanno messo a segno un rialzo tornando a ridosso dei 58 dollari al barile spinti dal clima del risk-on sui mercati. I prossimi 5 e 6 dicembre 2019 si terrà uno degli eventi più importanti per il petrolio, con il meeting dell’OPEC+ a Vienna. Le attese sono per una nuova serie di tagli alla produzione e per un’estensione dell’accordo fino a metà del 2020. Le aspettative sono molto alte, e vi sono consistenti rischi per un ribasso dell’oro nero, se il board metterà a segno delle mosse sbagliate.
    Effetto
    Dopo aver reagito sul supporto di area 50,64 dollari, i corsi del petrolio WTI sono inseriti in un movimento ascendente dalla seconda metà di ottobre 2019. Due gli elementi a favore della positività: la rottura della linea di tendenza che unisce i top del 3 ottobre 2018 a quelli del 23 aprile 2019 e il breakout della SMA 200. I prezzi stazionano sulla resistenza di breve periodo a 57,85 dollari, ma è quota 60 dollari dove si giocherà la vera partita tra compratori e venditori: solo una violazione di questo livello farebbe uscire i corsi dalla fase laterale che prosegue da giugno 2019.

    Petrolio WTI - Performance a 2 anni
    Fonte: Bloomberg Finance L.P.

     

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    07/12/2019 10.27.33

     

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