Il commento di Tony Cioli Puviani: Alle ore 17:00 il primo sell-off di febbraio

Il commento di Tony Cioli Puviani: Alle ore 17:00 il primo sell-off di febbraio

lunedì 24 febbraio 2020 da Tony Cioli Puviani

Alla fine del 2019 avevo pronosticato che per il 2020 le borse azionarie avrebbero avuto una performance compresa tra il +5% ed il -10%. La terza settimana di febbraio chiude con il nostro FTSE MIB a quota 24.773, +5,39% da inizio d’anno, superato solo dal NASDAQ Comp. (+6,73%). Gli altri principali indici guadagnano tra il 2% ed il 4%. I pronostici di inizio anno hanno un valore modesto: l’aleatorietà sui mercati è un presupposto prevalente rispetto a qualsiasi tecnica d’analisi, se ci si azzecca si ha avuto fortuna! Mentre scrivo ritengo ancora che il già menzionato range sia ancora plausibile e quindi - in maniera sintetica – così esprimo la mia view di medio periodo.

Nel mese di febbraio i listini azionari sono stati direzionali con cavalcate furibonde e nuovi record storici fino alle ore 17:00 di giovedì 20, quando si è scaricato un sell-off sugli indici yankee che nel giro di 30 minuti hanno perso circa l’1,5%. Anche la giornata successiva è stata negativa e quindi – abituati come eravamo – siamo rimasti sorpresi. È inutile provare a ricorrere a qualche elemento esogeno per giustificare le ultime prese di beneficio: di pretesti per lo storno ne avevamo già visti a bizzeffe, trovarne uno identificativo di questi due giorni risulterebbe un’operazione sterile e fuorviante. Ci siamo svegliati tante mattine con dati molto minacciosi per i mercati, dall’ampliarsi della gravità del coronavirus fino al warning dei conti Apple, allarmi che aprivano scenari preoccupanti; ma le borse - dopo un iniziale sbandamento – sono sempre tornate su verso nuovi massimi.

L’ultimo storno invece non ha apparenti giustificazioni: una raffica di vendite secca, il tentativo di recupero e poi nuovi minimi settimanali. La prossima settimana sarà interessante, dovrebbe esserci una discreta volatilità, e se il movimento dovesse continuare, comincerebbero a riaprirsi quelle possibilità d’investimento di medio periodo, adesso precluse causa surriscaldamento eccessivo dei listini. Lunedì 17, in tarda serata, vi è stata l’OPS da parte di Intesa Sanpaolo che ora punta a conquistare UBI. Un’offerta pubblica d’acquisto, non ostile ma neanche concordata. Con buona pace dell’unione bancaria europea, la scelta è caduta su UBI che per Intesa Sanpaolo -viste le affinità storiche, territoriali e identitarie - è qualcosa che sta a metà tra una vicina di casa, una parente o un’amica di vecchissima data.

Un ulteriore consolidamento in uno dei settori bancari più frammentati d’Europa che conferirà a Intesa Sanpaolo maggior potere di fuoco per combattere le difficoltà dell'attuale contesto in cui operano le banche europee e globali (risultato dei bassi tassi di interesse e della debolezza della crescita). Le sfide dell’efficienza e del fintech rendono non più rinviabili operazioni straordinarie che aprano a nuove economie di scala e a un ripensamento del modello di business nel tentativo di valorizzare la fiducia dei clienti, che è quello che c’è di più prezioso. Malgrado le fondazioni e le famiglie di imprenditori tra i principali azionisti della UBI abbiano espresso «all’unanimità» la contrarietà all’offerta di scambio, la maggioranza della banca è in mano agli investitori istituzionali.

Alla fine, l’aggregazione si farà malgrado le alternative ultimamente ipotizzate: un’eventuale controfferta da un istituto estero - la riferiva venerdì mattina Il Messaggero facendo il nome di BNP Paribas - o, ancora più clamorosa, un’eventuale della stessa UBI sul Montepaschi.
Per i titoli bancari coinvolti sarebbe una boccata d’ossigeno. A mio avviso, per quanto economie di scala e quindi razionalizzazione dei costi siano fattori positivi per i futuri bilanci, il problema per le banche rimane sempre il medesimo: la mancanza di sufficienti margini di intermediazione e l’economia asfittica.

 

 

 

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23/09/2021 23:00:15

 

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