Il commento di Tony Cioli Puviani: Banche Centrali e il futuro dell’inflazione

Il commento di Tony Cioli Puviani: Banche Centrali e il futuro dell’inflazione

lunedì 11 novembre 2019 da Tony Cioli Puviani

Mentre il nostro spread continua a salire, i rendimenti del Btp decennale sono passati da un minimo di 0,76% ad oltre 1,3% nel giro di poco più di un mese.

Lo spread italiano è quindi tornato a 154,4, quello spagnolo - Paese completamente nel caos - è a 65,6, quello del Portogallo alle prese con l’austerity è a 58,8, il differenziale francese è addirittura a 29,6 nonostante Marcon abbia fatto salire il debito e da anni sfori i parametri europei sul deficit-Pil.

Improvvisamente le obbligazioni del debito italiano hanno mollato, ma, benché in maniera più moderata, anche quelle degli altri debiti sovrani: il rendimento del Bund tedesco è passato da un minimo di -0,74% all'attuale -0,26%, i Bond USA sfiorano adesso il 2% quando poco fa erano sotto l'1,5%. Cosa sta succedendo?

I mercati obbligazionari, stando a quanto detto all’ultimo FOMC del 30 ottobre, stanno realizzando il venir meno di interventi della Fed in tema di ulteriori abbassamenti di tassi fino ad almeno aprile 2020. Questa è una buona giustificazione, ma la débâcle è eccessiva. Secondo me c’è qualcuno che sta cominciando a scommettere su una politica fiscale tedesca volta ad un deficit spending e quindi su qualche possibilità di ripresa dell’inflazione, specialmente in Europa.

Le borse azionarie USA continuano a fare massimi su massimi e quelle europee nuovi massimi relativi. Il DAX è poco sotto il 2% dal suo record storico.

Se quindi si scommette sulla potenziale ripresa dell’economia tedesca con conseguenza positive per tutto il continente (e di conseguenza su una ripresa importante dell’inflazione), se oramai le ex politiche sperimentali sono considerate normali con l’idea che i tassi bassi dureranno per tantissimo tempo, come sarà possibile conciliare il fatto di vedere riprese inflazionistiche importanti con la compiacenza delle Banche centrali, che hanno per natura il ruolo di limitarle a non oltre un paio di punti percentuali?

Il neo sistema debitorio economico globale dovrà accogliere con favore una forte inflazione e farà di tutto per accelerare tale evento perché sarà l’unico modo di smaltire i grandi debiti accumulati da metà degli anni 70. In un eventuale sistema iperinflazionistico globale, ove i debiti pregressi saranno pagati dai detentori delle obbligazioni, varrà il discorso “Chi 'a avuto, 'a avuto, e chi 'a dato, 'a dato” e quindi è comprensibile la voracità degli attuali pseudo-statisti in termini di deficit spending.

In un sistema economico globale l’inflazione sarà comune a tutti i Paesi, penalizzando così quelli più virtuosi, quindi, presto, il coinvolgimento anche della Germania nel sistema debitistico dovrebbe essere scontato, visto che gli spendaccioni potrebbero farla franca. Sono logiche non di breve periodo, ma sulle quali già da oggi conviene soffermarci.
Cambieranno ancora le regole e le Banche centrali alzeranno i loro target d’inflazione.

 

 

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07/12/2019 10.45.04

 

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