Il commento di Tony Cioli Puviani: L’utilità marginale è decrescente!

Il commento di Tony Cioli Puviani: L’utilità marginale è decrescente!

lunedì 13 gennaio 2020 da Tony Cioli Puviani

L'utilità marginale è decrescente

In una recente weekly note scrissi che – vista l’enorme liquidità esistente – terminata la fase 1 della guerra commerciale e dopo il trionfo di Boris Johnson alle elezioni nel Regno Unito, si sarebbe dovuto sperare nell’insorgere di altri problemi per aver nuovi propulsori di acquisti.

Giovedì 9 gennaio 2020 i notiziari finanziari all’unisono imputavano i nuovi record dei listini USA e i nuovi massimi relativi del DAX e FTSE MIB all’allentamento della tensione in Medio Oriente. L’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani e il conseguente timore di escalation della tensione tra Stati Uniti e Iran avevano prodotto timori fra gli operatori e quindi i listini azionari avevano avuto qualche presa di beneficio, oltre che i consueti acquisti su oro, petrolio e valute rifugio. Il paradosso è che, per l’ennesima volta, i recuperi dei listini sono stati più consistenti delle perdite. La verità è che ancora ogni scusa è buona per comprare: se facciamo riferimento solo a Fed e BCE, vi è una nuova immissione di liquidità alla media di 3 miliardi al giorno; inoltre si confida molto nelle robuste reti di protezione che stenderebbero le banche centrali in caso di bisogno.

Fatti questi ragionamenti, i mercati, che per definizione esprimono i prezzi di equilibrio tra il complesso di compratori e venditori, già ampiamente scontano il ragionamento appena fatto, evidenziando con continuità una incredibile voglia di salire stabilendo record su record.

Esprimendo i mercati dei continui equilibri tra le volontà dei loro operatori, ogni tentativo di prevederli è soggetto all’aleatorietà e quindi non ci rimane che sperare di individuare le prossime tendenze, tentando di anticipare gli umori della media degli operatori attraverso dei ragionamenti di ordine tecnico, fondamentale o logico quantitativo.

In questa weekly note la mia attenzione si rivolge ad un concetto della microeconomia: l’Utilità Marginale. Quando una persona ha molta sete, è disposta a pagare anche un prezzo elevato per un bicchiere d'acqua (utilità marginale elevata). Man mano che soddisfa il suo bisogno di bere, la stessa persona è meno disposta a pagare un prezzo alto, poiché si riduce l'utilità marginale dell'unità di consumo successiva (bicchiere d’acqua).

In sintesi: l'utilità marginale è l'incremento di utilità conseguita a seguito di una piccola variazione nella quantità consumata di un bene. Partendo dal presupposto che l'utilità sia misurabile (utilità cardinale), il consumo di un'ulteriore unità di un bene apporta un incremento dell'utilità totale del consumatore in proporzione inferiore rispetto alla precedente. Anche il beneficio di apporto di liquidità in un sistema – allo stesso modo visto prima – è decrescente, e quindi, per avere i medesimi tassi medi di crescita dei prezzi dei valori quotati, la necessità di ulteriori spinte da parte della Banche Centrali deve avvenire con una progressione sempre più elevata.

Una progressione ulteriore dei vari allentamenti quantitativi in giro per il mondo porterebbe ad un’ulteriore impennata dei prezzi degli asset quotati prodromica alla costituzione di una bolla speculativa, ovvero un aumento dei prezzi non coerente con i fondamentali, ma dovuto solo ad una domanda creata artificialmente dalla liquidità immessa nel sistema.

I banchieri centrali sanno bene di questo pericolo; mi aspetto presto, quindi, qualche esternazione da parte di Powell in tal senso, come quella di greenspaniana memoria (1996) sull’esuberanza irrazionale dei mercati.

 

 

 

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