Il ritorno dell'energia nucleare?

Il ritorno dell'energia nucleare?

venerdì 4 febbraio 2022

Per alcuni, definire “verde” l’energia nucleare è un’assurdità. Altri la vedono come l'unico modo per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici in Europa, soprattutto per quanto riguarda la decarbonizzazione. Di conseguenza, le discussioni sono molto accese. Se si riflette in maniera obiettiva, i vantaggi dell'energia nucleare intesa come tecnologia di transizione o di passaggio appaiono evidenti, nonostante i rischi ben noti. Pertanto, la tematica rimane interessante dal punto di vista dell'investitore.

 

La Francia si affida a reattori nucleari moderni

Chernobyl e Fukushima rappresentano alcuni dei peggiori disastri nucleari. Inoltre, l'umanità si interroga su cosa fare con le scorie nucleari. Una soluzione definitiva a questo problema manca sin dal giorno dell’introduzione dell'energia nucleare ad uso civile con cui fornire elettricità sicura ed economica. La questione irrisolta dello stoccaggio permanente e il disastro nucleare di Fukushima, in Giappone, nel 2011 hanno persino indotto il governo tedesco a dichiarare l'abbandono del nucleare. Già quest'anno, gli ultimi reattori nucleari tedeschi saranno smantellati. Oltre ai rischi e al problema delle scorie nucleari, le conseguenze ambientali dell'estrazione dell'uranio sollevano spesso dubbi sulla sostenibilità dell'energia nucleare.

In altre parti d'Europa, tuttavia, l'atteggiamento verso l'energia nucleare è molto diverso, come ad esempio in Francia dove attualmente si utilizzano più di 50 reattori e ne verranno aggiunti persino altri. Circa il 70% dell’elettricità francese proviene dall'energia nucleare. A metà ottobre 2021, il presidente Emmanuel Macron ha presentato il piano di investimenti "Francia 2030" per modernizzare l'industria francese e, in questo ampio programma, sono previsti investimenti per 30 miliardi di euro. Entro il 2030, 1 miliardo di euro sarà investito anche nel settore dell'energia nucleare. L'accento sarà posto su reattori nucleari speciali piccoli ed innovativi con una migliore capacità di gestione delle scorie, destinati ad aiutare la Francia nella lotta contro il cambiamento climatico, a sostenere l'industria nazionale, a garantire bassi prezzi dell'elettricità e, inoltre, a rendere il paese indipendente dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico sulla scena politica internazionale. La Francia è anche un forte sostenitore dell'energia nucleare a livello europeo e, oggigiorno, c’è grande interesse per nuovi reattori nucleari in altri paesi europei, quali Bulgaria, Polonia, Romania, Slovacchia, Ungheria e Repubblica Ceca. Questo spiega anche perché molti paesi sono a favore di una classificazione dell'energia nucleare come tecnologia "verde" in tutta l'UE.

Quando la produzione di alluminio è ancora sostenibile?

La questione della classificazione “green” dell'energia nucleare su scala europea ha assunto un significato speciale nel contesto dell'adozione della tassonomia del clima o della sostenibilità dell'UE. L'Unione Europea vuole realizzare il "Green Deal", secondo cui entro il 2030, le emissioni nette di gas serra dovranno essere ridotte di almeno il 55% rispetto ai livelli del 1990. Questo è un obiettivo intermedio sulla strada dell'Europa per diventare il primo continente climaticamente neutrale del mondo entro il 2050. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario convogliare quanti più investimenti possibile nello sviluppo delle energie rinnovabili, in un momento in cui l'interesse degli investitori per le opportunità di investimento sostenibile sta aumentando. Per esempio, il Forum Nachhaltige Geldanlagen (FNG), un'associazione professionale per gli investimenti sostenibili nei paesi di lingua tedesca, aveva notato un aumento del 25% della quantità totale di denaro investito nella sola Germania nel 2020, tenendo conto di rigorosi criteri ambientali, sociali e di governance aziendale responsabile. È stato raggiunto un nuovo volume record di 335,3 miliardi di euro.

Nonostante ciò, non è facile per gli investitori scoprire quali investimenti soddisfino effettivamente i criteri di sostenibilità: il cosiddetto greenwashing degli investimenti spacciati per sostenibili può diventare un problema. È qui che la Commissione UE interviene e fornisce un meccanismo, la tassonomia UE, con l'aiuto della quale gli investitori potranno identificare i veri prodotti eco-finanziari in futuro. Il regolamento UE sulla tassonomia è entrato in vigore il 1° gennaio 2022. Secondo la Commissione UE, è la prima "lista verde" al mondo, cioè un sistema di classificazione per attività economiche sostenibili dal punto di vista ambientale. Uno sguardo a un settore come la produzione di alluminio mostra quanto siano specifici i requisiti per le società o le attività economiche per essere ancora considerate sostenibili. Per esempio, le emissioni di gas serra non possono superare il valore di 1.484 CO₂ o gas equivalenti per tonnellata di alluminio prodotta.

Tali esempi possono essere trovati nella guida alla tassonomia. Inoltre, il consumo di elettricità nella produzione di una tonnellata di alluminio non deve superare il valore di 15,5 megawattora. Tuttavia, tutto quello che è incluso nell’attuale tassonomia, che sarà soggetta a cambiamenti in futuro, e che conta come tecnologia "verde" non è tutt’ora del tutto chiaro. Come gruppo permanente di esperti della Commissione europea, la "Piattaforma per la finanza sostenibile" istituita dal regolamento sulla tassonomia sosterrà la Commissione nello sviluppo della sua politica di finanza sostenibile, in particolare l'ulteriore sviluppo della stessa tassonomia UE. A tal fine, la piattaforma riunirà i più grandi esperti di sostenibilità provenienti dal mondo degli affari e dal settore pubblico, dall'industria così come dal mondo accademico, dalla società civile e dall'industria finanziaria. Tuttavia, questo non implica che si raggiungerà sempre un consenso e l'energia nucleare rimane un punto particolarmente controverso.

Una forma di produzione di energia particolarmente rispettosa del clima

Dal punto di vista della politica climatica, gli argomenti sono attualmente chiaramente a favore dell'energia nucleare. Quando si guardano i bilanci di anidride carbonica (CO₂) delle diverse fonti di energia, il nucleare si comporta particolarmente bene. Secondo l'Intergovernmental Panel on Climate Change, le emissioni del nucleare sono di 12 grammi di CO₂ per kWh di elettricità. Per l'energia eolica, questi valori sono rispettivamente 11 e 12 grammi per kWh nel caso delle turbine eoliche onshore e offshore. I pannelli solari sui tetti arrivano a un valore di 41 grammi per kWh, mentre questo valore è stimato in 48 grammi per i parchi solari.

Inoltre, è importante notare che il vento non soffia sempre e il sole non splende 24 ore al giorno. Per questo motivo, le fonti di energia di riserva sono essenziali per intervenire fornendo l’energia richiesta quando è necessario. In Germania, questo cosiddetto backup consiste principalmente nelle centrali a carbone fossile e lignite, che sono particolarmente dannose per il clima. Nel loro caso, le emissioni sono date come 820 grammi di CO₂ equivalente per kWh di elettricità. Al contrario, la Francia si affida all'energia nucleare. Questo è uno dei motivi per cui il paese è stato in grado di sovraperformare la Germania per quanto riguarda le emissioni dannose per il clima derivanti dalla produzione di energia negli ultimi anni, anche se la Germania, più di quasi ogni altro paese in Europa, ha puntato sulle energie rinnovabili.

Secondo l'Agenzia federale dell'ambiente, i 27 stati dell'UE hanno prodotto un totale di circa 3.610 milioni di tonnellate di gas serra in equivalenti CO₂ nel 2019. La media pro capite dell'UE era di 8,1 tonnellate. La Francia e l'Italia, con circa 6,5 e 7,0 tonnellate rispettivamente, si trovavano in una posizione piuttosto bassa, mentre la Polonia con 10,3 e la Germania con 9,7 tonnellate di biossido di carbonio equivalente pro capite si collocavano nella fascia intermedia. In termini di emissioni in relazione al prodotto interno lordo (PIL), la Francia ha anche recentemente fatto meglio della Germania, grazie in parte alle sue centrali nucleari.

Energia Nucleare con potenziale

Nonostante le basse emissioni di CO₂, il Forum Nachhaltige Geldanlagen (Forum per gli investimenti sostenibili), per esempio, è chiaramente contrario alla classificazione dell'energia nucleare come attività economica sostenibile secondo il regolamento di tassonomia dell'UE. Non solo per il disastro nucleare di Fukushima nel 2011, ma anche a causa del problema irrisolto dello stoccaggio delle scorie nucleari, il nucleare sarebbe in contraddizione con la sostenibilità. Si afferma anche che il nucleare è uno dei criteri di esclusione più importanti per la Finanza Sostenibile in tutta Europa. Secondo FNG, da uno sguardo ai marchi di sostenibilità in questo settore emerge che l'energia nucleare e la finanza sostenibile non sono compatibili.

Il logo FNG, il marchio ecologico austriaco, il logo nordico Swan, ma anche il marchio francese Greenfin escluderebbero chiaramente l'energia nucleare, secondo FNG. In Francia, la questione è vista molto diversamente. Il presidente Macron, tra gli altri, ha illustrato con precisione il modo in cui la Francia intende produrre meno CO₂ in futuro, proprio perché la sua produzione di elettricità si basa molto sul nucleare. I nuovi reattori nucleari, più piccoli, dovrebbero risolvere due problemi contemporaneamente: dovrebbero abbassare i costi di costruzione dei reattori e contestualmente produrre meno scorie radioattive. Allo stesso tempo, l'elettricità così generata dovrà essere utilizzata per promuovere altre tecnologie "verdi" come l'idrogeno.

L'elettricità necessaria per l'elettrolisi potrebbe essere sempre più prodotta con l'aiuto di reattori nucleari, in modo che due tecnologie particolarmente "verdi" agli occhi del governo francese possano essere usate in maniera complementare. In questo modo, l'energia nucleare apparirebbe meno impattante sul clima agli occhi del governo francese e fornirebbe anche elettricità a basso costo ed indipendenza energetica. Molti paesi sia in Europa che nel mondo la pensano come la Francia, per questo motivo, si presentano agli investitori nuove opportunità per prendere in considerazione l'energia nucleare nei loro investimenti.

Vontobel Nuclear Energy Index

Il nuovo Vontobel Nuclear Energy Index è un modo per investire nel settore dell'energia nucleare. Attraverso lo Strategic Certificate sul Vontobel Nuclear Energy Index, gli investitori privati possono investire in società operanti in questo settore con un'unica transazione. Nell'indice possono essere inserite sia società provenienti dai paesi industrializzati sia società provenienti dai mercati emergenti. Per essere inserite nell'indice le società devono essere coinvolte o nell'estrazione dell'uranio o nella produzione di energia nucleare. La classificazione corrispondente è fatta secondo il FactSet Revere Business Industry Classification System (RBICS).

L'indice è composto dai 25 rappresentanti del settore con la più alta capitalizzazione di mercato. Se non si trovano 25 società adatte, i valori dell'indice rimanenti sono costituiti da società che offrono tecnologie o servizi legati al nucleare, per esempio la costruzione di reattori nucleari. Tra queste società ci sarebbe, per esempio, il gruppo francese di costruzioni Vinci. Tra le altre cose, Vinci offre servizi di ingegneria per la costruzione di centrali nucleari. I valori dell'indice sono ugualmente ponderati, mentre un aggiustamento dell'indice ha luogo due volte all'anno. Per la gestione dell'indice la commissione annua è dell'1,25%. Poiché l'indice è calcolato in dollari USA, c'è rischio cambio per gli investitori che investono in un prodotto denominato in una valuta differente.

Per un'energia ancora più conveniente

Tra i più noti operatori del settore nella produzione e distribuzione dell'uranio c'è Cameco Corp, società canadese che dichiara di avere la capacità di produrre più di 53 milioni di libbre di concentrato di uranio all'anno. Cameco è anche un fornitore leader di servizi di raffinazione, conversione e fabbricazione di uranio. Il più grande produttore di uranio negli Stati Uniti è Energy Fuels. La società con sede in Colorado mira a capitalizzare le opportunità di crescita nell'energia nucleare con il suo portafoglio di produzione di uranio unico al mondo. La società si aspetta che l'energia nucleare veda una forte crescita nei prossimi anni, dato che le nazioni lavorano per fornire energia a prezzi accessibili in grandi quantità mentre combattono il cambiamento climatico globale e l'inquinamento atmosferico.

L'attenzione è sui tre impianti di produzione di uranio White Mesa Mill nello Utah, Nichols Ranch Plant nel Wyoming e Alta Mesa Plant in Texas. Energy Fuels è anche il più grande produttore convenzionale di vanadio negli Stati Uniti, usato principalmente nell'industria siderurgica, aerospaziale e chimica. Inoltre, le società che cercano batterie di prossima generazione per immagazzinare energia da fonti rinnovabili sono sempre più interessate al vanadio. Energy Fuels è anche coinvolta nel settore delle terre rare: il mulino White Mesa lavorerà la monazite, recupererà l'uranio contenuto e produrrà un carbonato di elementi misti di terre rare commerciabile.

Conclusione

L'energia nucleare rimarrà un tema di discussione caldo, tuttavia, se l'umanità vuole seriamente perseguire la decarbonizzazione, sarà necessario anche ragionare sui vantaggi e gli svantaggi di questa tecnologia ponte o di transizione, per cui l'energia nucleare dovrebbe rimanere interessante anche dal punto di vista degli investimenti.

 

Rischi

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21/05/2022 14:51:20

 

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