Inflazione: transitoria o sostenibile?

Inflazione: transitoria o sostenibile?

mercoledì 8 dicembre 2021, 1 commento

Con l’inflazione in aumento, gli investitori dovrebbero diversificare i loro portafogli di conseguenza. Oltre a cercare mercati con crescita dei prezzi relativamente contenuta, l'attenzione si concentra anche sulle azioni che potrebbero beneficiare di una maggiore inflazione.

 

BCE, Fed & Co. sotto i riflettori

“Transitorio" può essere considerata la parola dell'anno, almeno quando si tratta del linguaggio scelto da molti rappresentanti delle più importanti banche centrali del mondo. Agli occhi della maggior parte dei responsabili della politica monetaria, gli aumenti dei prezzi osservati di recente non sono di natura sostenibile e l'inflazione elevata dovrebbe essere presto storia. D’altra parte, gli analisti di BCA Research, ad esempio, ritengono che, per il momento, qualsiasi calo dei tassi d'inflazione dovrebbe essere di breve durata e che, di conseguenza, la carenza di manodopera in molti settori dovrebbe portare ad un aumento dei salari, con gli affitti che dovrebbero aumentare, soprattutto negli Stati Uniti. Inoltre, la BCE ha dovuto ammettere che l’aumento dei prezzi nei prossimi anni sarà probabilmente più alto di quanto previsto inizialmente. I responsabili della politica monetaria europea hanno già alzato le aspettative di inflazione per il 2021, 2022 e 2023 nella loro riunione di settembre.

Oltre ad alcuni effetti relativi al taglio dell'IVA in Germania e alle catene di approvvigionamento interrotte, il forte aumento dei prezzi dell'energia ha contribuito all'aumento dell'inflazione. Con l’arrivo dell’inverno, inoltre, saranno critici gli sviluppi sul fronte prezzi del gas. Secondo Michel Sale, Head of Commodities di Vontobel Asset Management, diversi aspetti hanno contribuito all'aumento del prezzo del gas in Europa. A livello nazionale, per esempio, è stato faticoso riempire gli impianti di stoccaggio del gas. Un'ondata di freddo tardivo durante lo scorso inverno ed un'estate eccezionalmente calda nell'Europa meridionale avevano guidato i prezzi a livelli particolarmente bassi. Inoltre, le politiche incentrate sui pilastri ESG contribuiscono ad aumentare la pressione, mentre le energie rinnovabili non sono ancora pronte a soddisfare la domanda di energia.

A peggiorare le cose, la mancanza di contratti di fornitura di gas a lungo termine ha fatto sì che i produttori europei di energia abbiano dovuto colmare le lacune di fornitura accedendo ai mercati spot pagando prezzi più alti nel processo. L'aumento dell'inflazione, specialmente per quanto riguarda i prezzi dell'energia, ha messo sotto pressione le banche centrali. La BCE ha dovuto adattare la sua strategia alla nuova situazione e l'ha svelata all'inizio di luglio. La nuova strategia prevede un obiettivo simmetrico di inflazione a medio termine del 2%, mentre, in precedenza, l’obiettivo dichiarato era di mantenerla "sotto, ma vicino al 2%", con implicazioni di vasta portata. Come la Fed, anche la BCE può ora accettare tassi d'inflazione superiori al 2% per un periodo più lungo senza dover intervenire, in modo da avere maggiore flessibilità nel mantenere una politica monetaria accomodante più a lungo, dinamica che a sua volta potrebbe spingere nuovamente l'inflazione.

Lo stato delle cose

Gli investitori possono rispondere all'aumento dell'inflazione in vari modi. Quali misure sono appropriate dipende dal livello di inflazione, ma anche dai mercati o dalle categorie di beni che sono particolarmente colpiti dall'inflazione. Per il mese di settembre 2021, il Department of Labor degli Stati Uniti ha riportato un aumento su base annua dei prezzi al consumo del 5,4%. Nella zona euro, il tasso di inflazione annuale a settembre è stato del 3,4% e per tutta l'Unione Europea del 3,6%, secondo Eurostat, in ogni caso inferiori ai dati americani. In risposta, gli investitori potrebbero ora spostare e ridurre la proporzione di azioni statunitensi nei loro portafogli in favore delle azioni europee, in modo da ridurre la propria esposizione all’inflazione. Tuttavia, in vista dell'aumento dell'inflazione da questa parte dell'oceano, questa strategia deve essere ottimizzata e adattata spesso.

Oltre a una maggiore diversificazione del portafoglio con l'aiuto dei mercati a bassa inflazione, l'attenzione dovrebbe essere rivolta anche a diversi settori o società, soprattutto perché c'è un certo numero di aziende che si comportano bene in tempi di aumento dell'inflazione come il settore delle materie prime e dell'energia, che, dopotutto, beneficiano dei prezzi più alti per l'elettricità, il gas, olio combustibile o più semplicemente alle stazioni di servizio. I prezzi sono anche aumentati a causa della carenza di molte merci a seguito di svariati problemi sulla catena di approvvigionamento globale. Questo sviluppo può essere osservato nel settore del trasporto merci, dove la capacità è stata ridotta a causa della crisi del COVID-19. Ora che la domanda di molte merci è tornata sostenuta sorprendentemente in fretta come risultato della ripresa economica, non ci sono abbastanza navi e container. Le aziende del settore delle materie prime e dell'energia, quindi, non sono le uniche che possono attraversare “indenni” tempi di inflazione più sostenuta.

Marchi forti

Le società con un marchio forte e un'alta quota di mercato sono nella posizione giusta per offrire protezione in un ambiente inflazionistico. Sebbene anch'esse debbano far fronte a costi più alti delle materie prime e dell'energia, per esempio per il petrolio e il gas, possono trasferire l'aumento dei costi ai clienti attraverso l'aumento dei prezzi, poiché i consumatori non smettono immediatamente di utilizzare i rispettivi prodotti quando i prezzi aumentano e anche la probabilità di passare a offerte concorrenti più economiche è relativamente bassa. Tuttavia, perché questo accada, le rispettive società devono offrire ai consumatori un prodotto di cui non possano fare a meno, anche in tempi economicamente difficili.

Tali società includono i giganti dei beni di consumo come il colosso alimentare svizzero Nestlé, i produttori di bevande statunitensi PepsiCo e Coca-Cola o l'azienda tecnologica Apple. Queste e altre aziende simili hanno molti marchi forti o sono diventati essi stessi marchi enormi nel tempo. Inoltre, la loro presenza è ormai su scala globale, per una diversificazione ottimale. Se alcuni marchi o mercati dovessero indebolirsi, questi effetti negativi potrebbero essere compensati da successi in altre aree di prodotto o parti del mondo. I numerosi marchi forti e la forte presenza in molti mercati hanno permesso loro di sopravvivere a diverse crisi economiche così come a periodi di maggiore inflazione.

In definitiva, le società che generano una parte significativa delle loro vendite in qualità di leader di mercato ed in linee di business dove la concorrenza è minore dovrebbero essere in grado di resistere meglio all'inflazione.

Vontobel Inflation Influenced Index

Gli investitori non devono effettuare una lunga ricerca di azioni che possano performare bene in tempi di inflazione più elevata. Il Vontobel Inflation Influenced Index è stato costruito tenendo conto delle aziende che hanno un potere di determinazione dei prezzi relativamente alto nelle loro rispettive regioni. Per identificarle, l'indice si concentra su aziende che generano più del 50% del loro fatturato come leader di mercato in rami di attività a bassa concorrenza. Inoltre, il margine lordo è un indicatore importante nella selezione delle azioni. Le aziende che possono trasferire i costi ai consumatori dovrebbero essere maggiormente in grado di ottenere margini lordi interessanti aumentando i prezzi. Poiché l'inflazione cambia costantemente, la composizione del Vontobel Inflation Influenced Index non è statica. Considerando le rispettive regioni, la composizione cambia a seconda del livello di inflazione. Sono stati definiti tre scenari per i quali vengono apportate modifiche all'indice.

Il primo scenario è quando nessuna regione fa registrare un aumento insolito dell'inflazione. Se una regione mostra un rapido aumento dell'inflazione, l'allocation si adatta al secondo scenario: Inflazione regionale. Se arrivano segnali inflazionistici da due o più regioni, l'indice viene riorganizzato per fornire protezione contro l'inflazione globale. Nello scenario di base (nessuna inflazione), il Vontobel Inflation Influenced Index è composto per il 60% da azioni statunitensi e per il 15% da azioni dell'Unione Economica e Monetaria (UEM), mentre le azioni giapponesi e quelle svizzere hanno un peso rispettivamente del 15% e del 10%. Allo stesso tempo, l'attenzione è rivolta al “pricing power”. Nello scenario di inflazione regionale, le rispettive quote delle regioni con un tasso d'inflazione aumentato sono ridotte ciascuna del 20% e, contestualmente, la quota delle regioni con bassa inflazione aumenta. Nello scenario di elevata inflazione su scala globale, infine, la componente di pricing power dell'indice è ridotta all'80% per fare spazio ad un 20% di componente di materie prime diversificata.

 

La visione di Vontobel sull'Inflazione

Intervista al gestore dell'Indice

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20/01/2022 06:40:14

 

1 commento

Tamborini

16. dicembre 2021 at 9:22

L'indice sembra interessante, è possibile acquistare solo l'indice?

I certificati non li conosco e so per certo essere complicati e per specialisti oltre a non capire i tipi di rischio.

Gradirei una vostra risposta in merito.

Cordiali saluti.

Piergiorgio Tamborini

 

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