ITCup 2019 Winter - webinar con Maurizio Mazziero

ITCup 2019 Winter - webinar con Maurizio Mazziero

martedì 10 settembre 2019
 

In collaborazione con Directa SIM e Money.it, Vontobel presenta il webinar "I protagonisti della 21esima edizione: i consigli di Minciotti, Padovan e Puviani" del ciclo di appuntamenti dedicati all'ITCup 2019 Winter.

Moderatore:
Riccardo Designori, Direttore Area Finance, Money.it
Ospiti:
Maurizio Mazziero, analista finanziario e formatore
 
 

Natural Gas

Ci concentriamo sulla produzione di shale gas, impropriamente definito gas di scisto, negli Stati Uniti. Lo shale gas, così come lo shale oil, è estratto in degli stabilimenti misti, dove si estrae contemporaneamente gas naturale e petrolio.

Shale è un termine che indica una particolare tipologia di roccia, principalmente fango indurito e minerali argillosi, che se ricca di materia organica, rende possibile estrarre gas naturale e petrolio. Con il termine shale si indica anche la tecnologia estrattiva. La produzione avviene posizionandosi sopra ai giacimenti ricchi di dhale, perforando prima verticalmente e poi, successivamente, perforando orizzontalmente con seguente fratturazione idraulica (viene introdotta nel terreno ad altissima pressione acqua mista a cristalli, il cosiddetto fracking). Questo genera un’esplosione che frantuma le rocce, rilasciando petrolio e gas naturale.

Questa tecnologia ha avuto il suo boom durante l’amministrazione Obama, ma ad oggi il costo si è ridotto, grazie soprattutto all’efficientamento degli impianti.

La produzione tramite questa tecnologia avviene negli Stati Uniti in diverse zone, ma i siti più grandi sono il Permian, in Texas, per la produzione di shale oil, mentre gli Appalachi, nel Nord Est, per la produzione di shale gas.

Negli ultimi anni, gli stabilimenti nel il sito degli Appalachi hanno aumentato la produzione di gas naturale fino ad un nuovo record storico di produzione.

Il problema sorge nel convogliare tutta questa produzione di gas naturale verso la località di Erath, sul Golfo del Messico, in Luisiana, dove è presente l’Henry Hub. In questo sito infatti partono le navi gasiere che esportano il gas naturale.

Lo sviluppo del sito è stato tale che negli ultimi anni la Russia ha perso parte della sua forte quota di mercato per lo shale gas, esportato a basso prezzo dagli Stati Uniti.

Ma nonostante lo sviluppo dell’Henry Hub, la produzione è tale da aver generato un deficit di capacità di trasporto dei gasdotti verso la Luisiana e di siti di stoccaggio. Si è giunti al punto di produttori costretti a pagare per vendere il proprio gas o di bruciarlo per sovraproduzione (tecnica del flaring).

Il prezzo del Gas Naturale si è quindi ridotto notevolmente nel 2019.

Sta per entrare però in funzione un nuovo gasdotto, per portare ancor più gas verso il Golfo del Messico. Dopo il forte ribasso, il gas naturale sta cominciando a salire nuovamente.

Le scorte sono nella media degli ultimi 5 anni, eliminando qualsiasi preoccupazione sul dato.

Il posizionamento degli operatori sui mercati è prevalentemente Long al momento, riconoscendo la presenza di valore nella materia prima.

Il gas è un sottostante adatto per l’operatività di breve termini: sul lungo periodo l’andamento è particolarmente altalenante. Nel breve periodo alcuni spunti riguardo l’operatività sono i seguenti. Recentemente vi è stato un forte recupero, la spinta sta continuando ma deve confrontarsi con delle resistenze: se supera i 2,60 avrà obiettivo 2,70 e poi 2,77. Non è escluso l’arrivo a 3 anche se improbabile nel breve periodo.

Nonostante non sembri finita l’accelerazione, se invece dovesse scendere, i supporti sono a 2,5 e 2,35.

 

Platino

Per parlare del platino bisogna introdurre il suo bene sostituto, il palladio. Il principale utilizzo dei due metalli preziosi è quello dei catalizzatori per le automobili: il platino per i motori a diesel e il palladio per quelli a benzina.

Il platino è rimasto indietro rispetto a palladio. Mentre prima si utilizzava il platino per tutti, dopo il cambio con il più economico palladio e lo scandalo dieselgate, il prezzo del platino è sceso fino ai 2/3 attuali di quelli del sostituto.

Gli ultimi anni ha visto forte surplus dell’offerta rispetto alla domanda. Ma quest’anno il rapporto si è capovolto: in alcuni paesi con un gran numero di automobili, in particolare l’india, cambieranno le leggi e si produrranno catalizzatori in platino.

Gli operatori sono però negativi: le posizioni rimangono prevalentemente Short.

Guardando al prezzo, vi è stata una forte impennata fino a quasi 1.000 dollari per oncia, e poi un ritracciamento. Il prezzo è vicino ad un supporto cruciale a 930, che coincide con i massimi di aprile. Se non tiene il supporto, il prezzo del platino dovrebbe arrivare a 890 e se non regge ancora, forse vedremo una fase di mercato laterale. Se invece riprende il movimento rialzista, la prossima resistenza sarà a 1000.

Una caratteristica di questo metallo prezioso è l’elevata volatilità date le poche transazioni. Questi pochi contratti possono variare sensibilmente il prezzo.

Operativamente, conviene quindi attendere un ulteriore ritracciamento dovuto al posizionamento in vendita degli operatori per poi attendere un nuovo rialzo.

 

Soia

Guardando la domanda o l’offerta, nel 2018 la produzione eccedeva la domanda, ma ad oggi la situazione si è ribaltata, mentre le scorte sono elevate ma non ai massimi livelli.

Negli ultimi due mesi, in particolare, sono scese le scorte ed è aumentata la produzione.

I contadini statunitensi, maggiori produttori al mondo, riducono la produzione per via dei dazi cinesi aumentati fino al 30% ad inizio settembre. Si stima un danno all’agricoltura americana pari a 12 miliardi di dollari.

Perché non produrre e stoccare il bene? La soia in sè non ha grandi problemi per lo stoccaggio, ma neanche grandi utilizzi. Infatti il vero valore è dato dai suoi derivati, in particolare dalla farina di soia, un alimento altamente proteico con cui vengono nutriti gli animali da allevamento. La farina di soia ha una scadenza semestrale e quindi lo stoccaggio risulta difficile.

La Cina è il paese con gli allevamenti più estesi al mondo, e i consumi di carne sono cresciuti molto negli ultimi anni: la domanda di farina di soia è molto elevata.

Nonostante una produzione in aumento, la Cina non soddisfa neanche il 20% del suo fabbisogno di soia, e ne esporta oltre l’80%. Fino al 2018 il primo esportare erano proprio gli Stati Uniti, ma dopo l’avvio della guerra commerciale è diventato il Brasile, il secondo produttore al mondo.

La produzione di soia in Brasile era crollata l’anno scorso, ma dopo questa nuova attenzione cinese verso la soia brasiliana vi è stato un nuovo aumento. In quest’ottica, i roghi che bruciano l’Amazzonia sono facilmente riconducibili a tentativi di creare più campi coltivabili per la soia ed allevamenti per esportare verso il nuovo grande mercato mondiale, la Cina.

La produzione statunitense ha tentato di recuperare quote con il mercato europeo, dove la produzione di soia è deficitaria, tranne in Italia. La sostituzione del mercato cinese con quello europeo non è sufficiente a coprire la produzione.

Un altro fattore importante è l’emergenza sanitaria che ha colpito gli allevamenti. La febbre suina ha infatti colpito milioni e milioni di capi che sono stati abbattuti. Il consumo di soia è quindi diminuito, e spiega ulteriormente il ribasso del prezzo.

 

Gli operatori del settore sono moderatamente Long.

Operativamente, il trend ribassista si è scontrato con una zona di supporto a 850. La possibilità di scendere ulteriormente esiste, ed il successivo supporto è ad 830. Se il supporto invece tiene e il prezzo comincia a salire, la prima resistenza viene incontrata a 880. Se supera la prima resistenza, il prezzo potrebbe toccare eventualmente i 900.

 

Mais

Il mais stupisce il mercato.

I grossi allagamenti degli scorsi mesi nelle piantagioni del centro degli Stati Uniti hanno preoccupato il mercato. Si pensava infatti che i contadini smettessero di tentare di seminare il mais e si rivolgessero alla soia, che viene seminata qualche mese dopo il mais.

Ma questa inversione di produzione semplicemente non è avvenuta. La realtà è che il processo della semina, ormai altamente tecnologico, ha permesso di recuperare la semina del mais, la produzione quindi non è diminuita pesantemente come pensavano, ma solo lievemente.

Gli operatori erano fortemente short e ora stanno chiudendo queste posizioni, ma rimangono ancora moderatamente short.

Il prezzo è sceso fortemente, rompendo ogni supporto dell’ultimo anno. Al momento, il mercato ha prezzato la precedente stima sbagliata sulla produzione e vi è un’inversione di tendenza: se il mais supera la resistenza a 360, essa diventerà un forte supporto per un’accelerazione verso il livello di 380. Può ancora scendere? Il prezzo è vicino ad un’area di supporto a 5 anni, quindi probabilmente non continuerà la discesa.

Un ultimo fattore da considerare è la situazione del suo bene sostituto, il grano. Il grano dovrebbe quotare 150 centesimi più del mais, ma al momento quota a 100 meno. Il grano è quindi in sconto rispetto al mais, e lo sta sostituendo. La produzione del grano è anch’essa deficitaria, ma le scorte sono elevato.

 

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24/09/2019 10.59.38

 

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