La parola d’ordine resta “buy”

La parola d’ordine resta “buy”

giovedì 13 febbraio 2020

Nonostante il Presidente cinese Xi-Jinping abbia evidenziato come gli sforzi per contrastare il virus potrebbero finire per danneggiare l’economia del Paese, creando di riflesso dei rischi per la crescita globale, i mercati azionari continuano ad aggiornare i massimi storici o di periodo. A dispetto dei continui acquisti di asset rischiosi da parte degli investitori, sono molte le nubi che si palesano all’orizzonte.

  • Scarica il PDF della Weekly Note - Settimana 13/02 - 20/02
  • Il principale focus degli operatori rimane il Coronavirus che, in termini di decessi (il totale ha oltrepassato la fatidica soglia delle mille unità), ha ormai superato la SARS. Passate le festività, l’emergenza si è ormai riversata sul settore industriale, visto che sono diverse le società del comparto auto che stanno valutando di chiudere (o hanno già chiuso) i loro stabilimenti in Cina. Nonostante il Presidente cinese Xi-Jinping abbia evidenziato come gli sforzi per contrastare il virus potrebbero finire per danneggiare l’economia del Paese, creando di riflesso dei rischi per la crescita globale, i mercati azionari continuano ad aggiornare i massimi storici o di periodo.

    A dispetto dei continui acquisti di asset rischiosi da parte degli investitori, sono molte le nubi che si palesano all’orizzonte. Sono in particolare due i campanelli di allarme finora ignorati dagli investitori: i continui rialzi dell’oro, salito di oltre 6 punti percentuali in tre mesi, e il passaggio in negativo dello spread tra i titoli governativi statunitensi a 10 anni e quelli a 3 mesi. Se in genere i rendimenti dei titoli a breve scadenza sono inferiori rispetto a quelli delle scadenze di medio-lungo termine (a causa della minore incertezza nel breve termine), una situazione come quella attuale è generalmente ritenuta un affidabile segnale anticipatore di una recessione. Come se tutto ciò non bastasse, lo scorso 20 gennaio le tensioni commerciali tra USA e UE sono riaffiorate dopo che il Presidente statunitense Trump ha dichiarato di voler a “negoziare seriamente” con l’Unione, rea di aver trattato “molto male” la prima economia. A tutti questi fattori si contrappone la speranza di nuovi interventi da parte delle Banche centrali, che potrebbero immettere nuova liquidità per contrastare shock negativi sulla crescita economica.

    *Fonte dati: Bloomberg Finance L.P. 

     

    Trader view: il commento di Tony Cioli Puviani

    I mercati recuperano “alla garibaldina”

    S&P 500 - 1 anno
    Fonte: Bloomberg Finance L.P.
    I mercati finanziari sono fonti obbligatorie di discussioni: c’è sempre chi pensa che i prezzi siano destinati ad aumentare, chi invece vede imminente un ribasso; non fosse così non esisterebbero gli scambi. In questo inizio del 2020, chi si occupa di mercati sta riflettendo su quanto l’azione delle Banche centrali possa influenzare i prezzi degli asset, senza tener conto dagli eventi che incidono sull’economia reale. Se quindi Standard & Poor’s taglia al 5% le stime del PIL cinese e la Fed, nel suo rapporto semestrale, esprime preoccupazioni sulle ricadute del virus in Cina, abbiamo d’altra parte le iniezioni di liquidità per 1200 miliardi di yuan (171 miliardi di dollari) effettuate dalla Banca centrale cinese; se invece constatiamo la débâcle dell’industria tedesca (-3,5% a dicembre rispetto il mese precedente, pari a -6,8% su base annua) e lo stato quasi recessivo dell’economia italiana, possiamo confidare sulla Bce e se mai l’economia americana dovesse perdere dei colpi, allora la Fed scenderebbe immediatamente in campo. Stando così le cose alcuni operatori hanno approfittato della situazione favorevole rimanendo investiti e non curando i vari problemi che inevitabilmente sorgono di tanto in tanto. Chi invece ha temuto le varie contingenze negative ha dovuto sempre ricredersi.
    Se è vero che per le decisioni d’investimento i fattori reali dell’economia hanno perso d’importanza e che le Banche centrali sono pronte a supplire ad ogni evenienza con la loro liquidità creata dal nulla, i prezzi degli asset azionari sarebbero destinati ad ulteriori salite. Non metto in dubbio che vi possano essere ulteriori apprezzamenti, ma, sono anche certo che, ad ogni nuovo balzo dei prezzi, le motivazioni dei rialzisti rimarrebbero sempre legate all’azione delle Banche centrali. Il mantra ricorrente tra molti miei amici in questi giorni è stato: “se non siamo scesi neanche in questa situazione, allora non si scenderà più”. Se quindi “ogni storno deve essere comperato perché ci sono le Banche centrali”, la logica imporrebbe che, prima o poi, tali storni non avverrebbero più, perché nessun operatore sarebbe così ingenuo da vendere a prezzi inferiori sapendo dell’inevitabile recupero. Quindi, giocoforza, se tra i mercati si ramificasse l’idea che non si possa più scendere, si finirebbe inevitabilmente in bolla per l’irrazionalità del paradigma enunciato. Lo stesso Jerome Powell, al FOMC del 29 gennaio 2020, ha espresso qualche preoccupazione per via delle “quotazioni un po’ alte”.
    Anche sul nostro indice quindi la cautela è d’obbligo; arriveranno le occasioni d’acquisto: la liquidità rimane e tornerà ad aggredire gli asset di rischio.
    S&P 500 - 5 anni
    Fonte: Bloomberg Finance L.P.

       

     

     

     

     

     

     

     

    AGENDA MACRO

    Data
    Appuntamenti in calendario
    Giovedì 13/02 Focus sui numeri relativi l’inflazione in Germania (finale) e Stati Uniti nel mese di gennaio. Sempre per quanto riguarda gli USA, attenzione anche alle nuove richieste di sussidi.
    Venerdì 14/02 Riflettori puntati sul PIL tedesco e dell’Eurozona nel 4° trimestre 2019 (preliminare). Dal fronte statunitense, focus sulle vendite al dettaglio di gennaio e sull’indice di sentiment dell’Università del Michigan di febbraio (preliminare).
    Lunedì 17/02 Nessun dato rilevante da segnalare.
    Martedì 18/02 Durante la mattinata, le attenzioni saranno catalizzate dalla disoccupazione inglese di dicembre e dagli indici ZEW tedeschi di febbraio. Per gli USA, focus sull’indice manifatturiero dello Stato di New York (febbraio).
    Mercoledì 19/02 Attenzione all’inflazione inglese di gennaio. Negli USA, l’appuntamento è con il PPI (Producer Price Index) e con le nuove costruzioni abitative (gennaio). In serata saranno rilasciati i verbali della riunione del FOMC.

     

     

     

     

    Focus: Settore automotive

    FCA: spunti interessanti dopo i conti?

    In un contesto fortemente sfidante per il settore automotive, lo scorso 6 febbraio FCA ha rilasciato i dati del quarto trimestre 2019. Negli ultimi tre mesi dell’esercizio, la società ha registrato ricavi per 29,6 miliardi di euro (+1% a/a), un utile netto “adjusted” di 1,6 miliardi (+35% a/a) e un cash flow delle attività operative a 4,4 miliardi di euro (+14% a/a). Per i prossimi mesi, la società guidata da Mike Manley ha detto di attendersi una “forte performance”, confermando target ambiziosi. Dalla fusione con la francese PSA (che dovrebbe avvenire a fine 2020 o inizio 2021) nascerà il quarto gruppo automobilistico mondiale, con sinergie che a regime sono stimate a 3,7 miliardi di euro annuali. Considerando la recente discesa del titolo in Borsa e i conti positivi, la società presenta un profilo interessante per strategie di investimento con il Memory Cash Collect Express Certificate di Vontobel con ISIN DE000VE6AJK5 (il prodotto non beneficia dello stacco dei dividendi). Tra le caratteristiche principali del Certificato troviamo l’Effetto Memoria, l’opzione Autocallable e una cedola semestrale al 10,27% se, alle varie Date di Valutazione, le azioni FCA si troveranno al di sopra della Barriera Premio, posta a 11,944 euro. Il prodotto potrà scadere anticipatamente se, alle Date di Rimborso anticipato, le azioni FCA avranno un valore superiore a 11,944 euro. Il Certificate prevede una scadenza al 27 luglio 2021 e un Livello Barriera a 8,361 euro.

     

    Dai fatti agli effetti

    Il super Dollaro affossa l’Euro

    Fatto
    Dollaro USA in spolvero da inizio anno grazie a rendimenti che, se confrontati con quelli europei e giapponesi, possono essere definiti elevati. La richiesta di dollari ha spinto il Dollar Index, il paniere che misura l’andamento del greenback, ai massimi dal 10 ottobre 2019 a 98,914 punti. Questo fattore, unito alla debolezza dell’Euro, sta portando il cambio Eur/Usd verso i minimi dal 2019 a 1,0879. In tal senso, visti gli attuali livelli eccesso sulla moneta unica, si potrebbero verificare alcuni rimbalzi tecnici.
    Effetto
    Dopo aver violato la trendline ottenuta con i minimi dell’1 ottobre a quelli del 14 novembre 2019, la struttura grafica dell’Eur/Usd ha registrato un deciso deterioramento: dopo la discesa sotto la SMA 200, abbiamo assistito alla violazione dei supporti orizzontali a 1,1085 e 1,0999. Al momento, l’attuale discesa sembra mirare ai lows annuali, dove i corsi potrebbero mettere a segno un modello di doppio minimo e tentare un rimbalzo tecnico, aiutati anche dalla zona di ipervenduto raggiunta dall’RSI settato a 14 periodi.

    EUR/USD - 1 anno
    Fonte: Bloomberg Finance L.P.
    EUR/USD - 5 anni
    Fonte: Bloomberg Finance L.P.

     

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    28/02/2020 06:32:16

     

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