WTI: Il meeting OPEC non scalda le quotazioni del petrolio

WTI: Il meeting OPEC non scalda le quotazioni del petrolio

martedì 5 dicembre 2017

Il 30 novembre scorso si è tenuto a Vienna uno degli eventi più importanti per il mercato petrolifero globale e per i titoli del settore: il 173° meeting Opec; il terzo allargato anche ai Paesi alleati al di fuori del cartello.

Accordo trovato ma non mancano le perplessità

Come atteso dalla maggior parte degli esperti, i Paesi produttori hanno, per la terza volta, esteso il periodo del taglio della produzione di petrolio da 1,8 milioni di barili al giorno per altri 9 mesi, ovvero fino alla fine del 2018. Ricordiamo infatti che quello precedente siglato a maggio di quest’anno sarebbe scaduto a fine marzo del prossimo anno. La principale novità è l’inclusione anche di Libia e Nigeria, fino ad ora esclusi dal patto. A questi due Paesi è stato chiesto di congelare la produzione ai livelli attuali, ovvero a circa 2,8 milioni di barili al giorno. Fino a qui, dunque, sembrerebbe che anche questa volta l’Arabia Saudita sia riuscita a raccogliere i consensi per stipulare l’accordo. Ma come si sa il diavolo risiede nei dettagli. C’è da chiedersi infatti come mai il cartello e i Paesi alleati abbiano lasciato aperta una finestra a giugno per un altro meeting, il quale potrebbe rivelarsi una possibile via di fuga. L’Opec infatti intende vedere come procederanno le dinamiche della domanda e dell’offerta il prossimo anno prima di confermare definitivamente quanto sancito giovedì scorso. L'insieme di questi elementi potrebbe generare forte volatilità nei prezzi del greggio fino alla primavera 2018, ma non basta. Secondo indiscrezioni, Nigeria e soprattutto Libia non hanno accettato facilmente di congelare la produzione e sarà difficile costringerli a mantenerla stabile sui valori attuali. Insomma, non è da escludere che con il nuovo anno la volatilità tornerà con forza sul mercato petrolifero.

*Fonte dati:

Bloomberg Finance L.P.

ANALISI TECNICA

Performance da un anno

Il quadro tecnico del WTI rimane contrastato. Il 30 novembre scorso il prezzo della commodity ha chiuso con un segnale d’incertezza quale la candela doji, che indica volatilità e non dà alcuna indicazione circa la possibile direzione futura dell’oro nero. I prezzi dopo aver fatto segnare il 24 novembre il massimo dall’estate del 2015 a 59,05 $, hanno pagato prese di profitto generalizzate che hanno portato le quotazioni ad appoggiarsi ai supporti (ex resistenze statiche) di area 57,35 $. L’insieme di questi elementi non ha ancora alterato il quadro tecnico d’insieme, che permane positivo anche perché la commodity viene da un trend ben delineato che ha permesso ai corsi di guadagnare oltre il 40% da inizio anno. In questo quadro, le prossime sedute potrebbero risentire di repentini cambi di sentiment. Se da un lato il superamento degli attuali massimi di periodo potrebbe fornire il segnale decisivo a conferma del trend primario, dall’altro un nuovo ritorno sotto i supporti di breve a 57,35 $ potrebbe essere preludio di un più ampio movimento di correzione in direzione dei supporti statici a 55 dollari.

Performance a 5 anni

 

ULTIMO PREZZO MEDIA MOBILE 5 GIORNI  MEDIA MOBILE 50 GIORNI  RSI 14 GIORNI  VAR. % 5 ANNI

 57,75

57,73 54,01 59,10 -34,89

 

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